RECENSIONE: Le campane di San Pietroburgo
- Tonia Sciarra
- 17 dic 2022
- Tempo di lettura: 4 min

Oggi vorrei portare alla vostra attenzione una storia che mi ha segnata e che ho avuto modo di leggere tutta d'un fiato: Le campane di San Pietroburgo.
❓Avete mai desiderato tornare indietro nel tempo e cambiare qualche evento?
❓Se sì, andreste fino in fondo?
Questo libro ha conquistato subito la mia attenzione per il semplice fatto che amo qualsiasi storia riguardi la Russia per tanti svariati motivi. Fin da subito, nella prima parte del libro, si ha modo di interfacciarsi con Viktor, un bambino che cerca di vivere la sua vita come gli è stato insegnato a fare durante quegli anni aspri e turbolenti che hanno visto Lenin e Stalin al potere.
Personalmente mi è entrato subito nel cuore come personaggio. Vive tutto con gli occhi dell'innocenza fidandosi ciecamente di uno dei suoi due fratelli ed è qui che ha inizio la sua storia. Il giorno del suo decimo compleanno, riceve in regalo un diario da parte di suo fratello Ivan, il quale gli racconta che dovrà scrivere solamente eventi belli al suo interno, altrimenti il diario avrebbe perso il suo potere magico di far avverare ogni cosa.
Viktor comincerà fin da subito e in poco tempo avrà modo di perdersi fra i suoi pensieri arrivando a credere per davvero di poter essere in grado di poter fare ciò che scrive e desidera, questo perché nessuno gli toglierà mai la facoltà di sognare, ma purtroppo nonostante la sua positività, la guerra imperversa nelle strade di San Pietroburgo e la situazione sembra peggiorare giorno dopo giorno. Nella solitudine si fida solamente di suo fratello Ivan, poiché suo padre è assente e gli altri fratelli non sembrano essere da meno. Lui è l'unico con il quale si confiderà sempre, l'unico in grado di comprenderlo, eppure è anche quello che sembrerà distruggere le sue speranze lasciandolo solo, con una sorta di "tradimento" di cui capirà il significato solamente una volta adolescente.
Questo lo porterà sul cammino di Gravil, un uomo che sembra ritrovare la speranza in Viktor, una si quelle che ormai ha perduto anni prima sentendosi relegato ad una casa ricolma di ricordi dolorosi ed è proprio a lui che va la seconda parte del libro.
La storia non va raccontata, ma va compresa. Entrambi hanno un vuoto da colmare e lo fanno in maniera del tutto differente cercando di ritrovare il loro percorso in un modo o nell'altro.
Gravil con la sua passione smodata per gli orologi, lotta letteralmente contro il tempo, infigardo e immutabile; un tempo che sembra portargli via un pezzo di sé, ma in realtà fa molto più di questo relegandolo a sé stesso, ma anche tracciando una possibilità alla fine del suo percorso.
Viktor invece si affeziona ai petali di una rosa dipinta per poter colmare un altro tipo di vuoto e questo lo porterà a reagire. È difficile carpire il significato delle mie parole da questa frase, ma vi assicuro che immergendovi in questo libro, riuscirete poi a comprendere.
L'elemento della magia è quello che ritorna ridondante e che ci fa comprendere che bisogna lottare per ciò che si vuole, bisogna quantomeno provarci ed è ciò che accomuna i due personaggi, che nonostante i tempi nefasti, non cederanno a rinunciare alle loro idee, soprattutto politiche. Vogliono cambiare il loro Paese, vogliono essere in grado di vedere la gente ricolma di gioia senza sentirsi oppressi da un regime del terrore che imperversa nelle strade di San Pietroburgo.
Per farlo avranno bisogno di tutto l'aiuto possibile ed è qui che Viktor entrerà in una società segreta conoscendo Anastasia. Da ragazzino vuoto, arrabbiato e solo, diventerà un ragazzo molto diligente, solare, pieno di quella voglia di vivere e cambiare il mondo della quale lo stesso Gravil ne è testimone e fautore nel suo piccolo.
Ma c'è una differenza fra i due, Viktor non crede alla magia, non più dopo ciò che gli accadrà, mentre Gravil si aggrapperà disperatamente a quest'ultima per poter avere l'illusione di poter salvare l'insalvabile.
Ci sono stati momenti davvero drammatici all'interno della loro vita, ciò che più mi ha lasciata di stucco è stata la diversa reazione fra i due, che porterà alla medesima sensazione di vuoto che entrambi potranno colmare solamente l'un l'altro cercando di avere speranza e comprendersi con poche parole, quasi come in un rapporto padre/figlio.
Questa lettura ha lasciato dentro di me qualcosa, mi sono rivista molto in Viktor, che nonostante tutto, reagisce in maniera immediata e quasi fredda alle avversità facendosi forza a portare avanti le sue idee. L'ho compreso, ho provato i suoi dolori ed anche quelli di Gravil, ho sperato e sognato con loro.
È questo ciò che rende un libro meraviglioso, la sua essenza e ciò che trasmette. Rozovij ed Anastasia insegneranno molto a quel ragazzino che ormai è cresciuto, così come lui insegnerà qualcosa a Gravil. È un costante ricercare la pace e la serenità che tutti noi dovremmo vivere, con la differenza che essendo un romanzo storico, i tempi cambiano.
Leggerlo a ridosso del Natale è stata la scelta migliore che potessi fare e ringrazio Jessica per avermi aperto la strada in questo bellissimo viaggio malinconico e al contempo speranzoso.
Vi consiglio vivamente di leggerlo, perché è uno di quei libri che ti lascia qualcosa dentro pur essendo piccolino, perché a volte basta davvero poco per insegnare qualcosa.
“ Mi sentii uno stupido per aver osato credere ancora alla magia, al colore, alla fantasia, ma tenni la rosa di Rozovij con me, perché quel petalo che strofinando avevo fatto tornare bianco mi ricordava che la felicità era sempre e solo un inganno. ”
Il mio voto: ⭐⭐⭐⭐⭐/5.

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